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Il cappotto di Natale PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Luisa   
martedì 01 dicembre 2015
Il cappotto di NataleIn questi giorni si stanno accendendo le prime luci per le feste ed anche i ricordi si fanno più vividi.

Ricordi di persone care che non ci sono più, soprattutto, di Natali sfavillanti passati con loro e che non tornerannno, se non nella memoria.

A parte i tristi ricordi, ne ho uno che ogni anno, di questi tempi, ritorna a farmi sorridere.

Quello del "cappotto di Natale".

Sono sempre, e dico, sempre, stata malata di lana et similia, fin da bambina. E con il passare degli anni questa malattia/manìa si è acuita, fino a portarmi dove sono.

Il fatto è che, in questa mia compulsione ad accumulare lana, coinvolgevo altre persone, prime tra tutte le mie amiche più care, Linda -e con lei sua sorella e le amiche di sua sorella-, le compagne di liceo, (antesignane, portavamo i ferri -lunghi- per fare la maglia mentre seguivamo le lezioni. Un permesso che avevamo strappato alla prof di Biologia e Chimica, anche lei amante della maglia).

Si era creato quindi un bel gruppo di persone che mi seguivano alla ricerca della "lana (chiamiamola così, in memoria) perfetta".

I nostri luoghi di caccia erano soprattutto vecchi scantinati, o magazzini bui, dove portavamo via la lana a chili nei sacchi neri dell'immondizia. Colore, peso, composizione, machissenefrega... Non c'era manco un'etichetta.

Quando non avevamo nessuno che ci accompagnava nella ricerca (eravamo giovani, non ancora patentate, e mia mamma non era molto contenta dei mei acquisti e, soprattutto, del fatto che lavorassi a maglia) c'era la "Buntempa", una merceria che esiste ancora a Carate. Ma lì andavi a gomitoli.

Solitamente i filati che acquistavamo a chili erano intoccabili/inguardabili e finivano sotto il letto della zia Maria, la mamma di Lina.

Quando morì, anni fa, la zia Maria, Lina trovò una marea di filati sotto il letto e nell'armadio. Pensando ad un accumulo negli anni di sua mamma, un po' strano a dire il vero, li buttò senza nessun indugio, insieme a molti maglioni in progress, privi di maniche...

Il cappotto di Natale Però il cappotto di Natale, con la lana bella grossa (la mia era anche un po' ricciolina) e coi ferri d'alluminio fosforescenti, altrettanto grossi -forse un po' troppo per il filato scelto, ma almeno riusciamo a finirlo per le feste-, Linda ed io ce lo facemmo.

Togliemmo un po' di tempo alla caccia alla lana, per lavorare, ma il risultato finale era bello, o quantomeno, portabile, in quegli anni in cui usavano i maxi cappotti.

I nostri erano midi (per chi non è di quei tempi, vuol dire un po' sotto al ginocchio), destrutturati, senza bottoni, con la cintura, lavorati davanti, dietro, maniche staccati (e che palle, le maniche, la cosa che ho sempre odiato fare), a legaccio, color topo il mio e piccione (non sangue, neh, grigiastro, come i piccioni in piazza del Duomo), quello di Linda.

Eravamo pronte ad affrontare una Milano superaffollata la vigilia di Natale, sfoggiando le nostre creazioni.

Autobus, metro, pigiate come sardine e poi dentro la folle folla di Corso Vittorio Emanuele, una puntatina da Fiorucci, dove vendevano dei cappotti quasi simili ai nostri e poi alla Rinascente. Delirio!

Ma ci sentivamo strane e, soprattutto, cominciavamo a sentire spifferi entrare dal cappotto. Eravamo entrambe impacciate nei movimenti, tra la gente che passava via veloce piena di pacchi. Ci guardavamo a vicenda e, ad ogni passo, il nostro cappotto cresceva, cresceva. Da midi a maxi.

Al ritorno da Milano, avevamo lo strascico ed un freddo cane.

Avevamo clamorosamente sbagliato i ferri, per fare in fretta il cappotto di Natale, ed il punto che avevamo scelto, il legaccio, cede già di suo, ma soprattutto se stressato da chi tira da una parte e da chi spintona dall'altra.

Un ricordo che ci fa ancora sorridere, quando rivedo Linda.

E, in memoria del "cappotto di Natale" e memore degli errori di gioventù (fosse solo il cappotto!) ho chiesto a Laura Virginia Manfredi di creare un capo simile, tenendo presente le eventuali conseguenze e i déjà vu e connu.

Non sarà per Natale, ma inaugureremo l'anno nuovo con il "cappotto", che si chiamerà Glacé.

Le iscrizioni per il WorkShop omonimo sono già aperte nel Box Office, qui.

n.b. Le due illustrazioni usate per l'articolo sono state prese da Pinterest, mondo dove passo praticamente tutte le sere e gran parte della notte.


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Commenti (1)
1. 02-01-2016 21:29
cappotto di Natale!
Mi ha intrigato fin dall'inizio, però molto delusa di non trovare il modello. Adesso che vedo che Laura Virginia Manfredi lo farà, senz'altra sarò interessata forse non ce la farò a seguire il workshop ma senz'altro lo farò, lo desidero troppo!!!
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